Gay & Bisex
Un pomeriggio d'estate in Langa
20.11.2025 |
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"Io ero felice di sentire tra le mie labbra le sue gocce si sperma, di provare un gusto diverso dal mio, ed ero ancora eccitato da morire; lui mi fece di nuovo distendere a pancia in su, mi..."
Un'estate di molti anni fa, inizio anni '90.La mia lei era partita per andare a lavorare un mese in un camp del WWF ed io ero rimasto a casa da solo; al suo ritorno saremmo partiti poi per il mare.
Faceva molto caldo e quel giorno non dovevo andare a lavorare (si festeggiava il santo patrono), così decisi di andare a fare un giro alla ricerca di fresco in collina, in alta Langa.
Conoscevo bene i posti e quasi a colpo sicuro, arrivato verso gli 800 metri di altezza, lasciai la macchina, presi zaino e borsa frigo, attraversai un campo, un noccioleto, e, dopo un boschetto di latifoglie, trovai un piccolo prato, con la possibilità di stare al sole o all’ombra.
Stesi la mia coperta e una stuoia; potevo restare con la testa in ombra, mi tolsi la maglietta, i pantaloncini e rimasi in costume.
Mi ero organizzato per passare un po’ di ore da solo e, oltre a un pranzo pic-nic, mi ero portato un libro, il giornale e una vecchia rivista porno (allora non esisteva internet).
Tra una lettura e l’altra sfogliai anche la rivista e decisi di mettermi nudo; cominciai così a toccarmi piano piano, ma il sonno prese il sopravvento e mi addormentai.
Quando mi svegliai, a pochi passi da me vidi un uomo alto e robusto, in camiciotto e pantaloni corti, che probabilmente aveva avuto la mia stessa idea. Mi sentii un po’ in imbarazzo, ero nudo, e cercai di coprirmi, ma lui mi disse: “Non preoccuparti, è normale spogliarsi quando fa caldo.”
Prese da un borsone un telo e lo stese vicino a me, si svestì, restando in costume, poi iniziò a estrarre del cibo e una bottiglia di vino. Non me ne ero accorto, ma era già ora di pranzo e anche io presi il mio pranzo, mi coprii un po’ e ci mettemmo a mangiare, scambiandoci i nostri cibi.
Mi offrì il vino - io avevo solo acqua perché sono quasi astemio – cercai di rifiutare, ma poi lo assaggiai e mi piacque.
Finito pranzo ero intontito, stordito dal vino, e mi stesi per riprendermi. Lui prese la mia rivista e iniziò a sfogliarla; dopo poco si tolse il costume per fare in modo che il suo membro potesse liberarsi e iniziò a masturbarsi: aveva veramente un bell’arnese, non troppo grosso, ma ben fatto, ben tornito, e lungo credo 18/20 centimetri.
Nonostante io quasi vedessi doppio, avvertii una strana eccitazione ed anche il mio uccello iniziò a rizzarsi.
Lui se ne accorse subito, si avvicinò, me lo prese in mano e iniziò a segarmi; poi prese la mano e ci mise il suo cazzo e lo sentii, bello duro e vibrante, e iniziai anch’io a masturbarlo.
Forse se non avessi bevuto quel vino non mi sarei lasciato coinvolgere, e mi sarei perso tutto quanto.
Lui era molto esperto, si capiva, iniziò a succhiare la punta del mio uccello, poi stringendolo tra le labbra, se lo infilò sempre più a fondo alla gola e mi chiedevo come facesse.
Intanto io ero disteso sulla schiena mentre lui mi spompinava, ma ad un certo punto si mise in posizione per un 69 e iniziò a mettermelo in bocca stando sopra di me.
Era sempre una sensazione strana avere un altro cazzo in bocca, il suo pube era profumato, con i peli molto corti, e poco per volta, mentre succhiava il mio uccello, mi spingeva sempre più a fondo nella gola il suo. Alcuni momenti mi sentivo soffocare, mi veniva quasi da vomitare il pranzo, ma quando usciva mi rendevo conto che lo volevo ancora in bocca.
Sì, avevo ri-scoperto quanto bello fosse succhiare un cazzo, e non volevo rinunciarci.
Dopo molti minuti lui decise di smettere e invitandomi a restare in quella posizione, si mise a spegni-candela sopra di me, dopo aver umettato bene con la mano il suo buchetto, e si infilò il mio uccello molto lentamente nel suo culo; non mi sembrava che ne soffrisse molto, e il mio uccello si sentì stretto e scopato per bene.
In compenso lui mi offriva il suo uccello, essendosi seduto di fronte a me, ed io cercavo di leccarglielo e succhiarglielo, e lo masturbavo con foga.
Ad un certo punto gli dissi che ero quasi al limite dell’orgasmo e lui rispose che non era ancora ora: si tolse da sopra di me, sfilandosi il mio cazzo dal culo e mi chiese di girarmi a pancia in giù; io lo feci e lui iniziò, allargandomi con delicatezza le natiche, a leccarmi il buchetto, giocando poi a farci entrare un dito, e poi due, arrivando a stimolarmi la prostata.
Il piacere che provavo aumentava sempre di più e lui, quando capì che ero pronto, mi fece mettere alla pecorina, avvicinò la sua splendida cappella al mio buco e iniziò a spingere. Io gli dissi che il mio culo era, di fatto, quasi vergine, e lui mi disse che lo aveva capito, ma che voleva prendermi e a sfondarmi, e che lo avrebbe fatto senza farmi troppo male.
Non fu proprio così, perché ero strettissimo e lui faceva fatica a vincere la mia resistenza; mi disse di spingere in fuori (come se dovessi defecare), e questo un po’ facilitò l’ingresso del suo cazzo; infatti, a quel punto lui iniziò a spingere in modo deciso e finalmente lo sentii entrare. Da quel momento in poi lo sentii andare sempre più a fondo e al dolore si era sostituito un piacere nuovo, e il desiderio di essere preso e posseduto mi fece eccitare come un maiale assatanato.
Iniziai a ansimare, a chiedergli di entrare sempre più dentro, di scoparmi come se fossi una puttana, e lui si eccitò ancora di più e sentivo il suo cazzo che quasi usciva dal mio culo per poi entrare fino in fondo, e ancora di più. Prese anche a schiaffeggiarmi le natiche, ogni tanto mi stringeva i capezzoli così forte da farmi urlare, ma facendomi godere come un animale.
Ad un certo punto smise di scoparmi, tirò fuori il suo uccello dal mio culo sfondato e me lo mise di fronte al viso, e con rapidi smanettamenti arrivò a sborrarmi in faccia, un getto che sembrava non dovesse più finire.
Io ero felice di sentire tra le mie labbra le sue gocce si sperma, di provare un gusto diverso dal mio, ed ero ancora eccitato da morire; lui mi fece di nuovo distendere a pancia in su, mi allargò le gambe, riprese a succhiarmi e pomparmi l’uccello, infilandomi non so quante dita su per il culo.
Venni come non ricordavo d’essere mai venuto, con la sua bocca che mi succhiava ogni goccia di sperma, che ingoiò senza alcuno sforzo.
Mi sentivo il buchetto rotto, ma la giornata era ancora lunga, e la mia compagna ancora in vacanza…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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